LA VITA
CANONICALE DOPO LA RIFPRMA GREGORIANA
Era ferma convinzione
della riforma Gregoriana che per rendere alla Chiesa tutto il suo vigore,
bisognava restituire al clero la dignità di vita, che il suo stato esige.
Il rimedio doveva consistere nel dare al clero il mezzo per
vivere senza preoccuparsi troppo dei beni e in un contesto, dove la sua virtù
fosse protetta.
All'una e all'altra di
queste due necessità rispondevano la vita comune e la povertà.
Si vedeva con chiarezza
che la regola di Aquisgrana, con la sua concessione del diritto di proprietà
privata, doveva essere ridiscussa, Ma in che senso?
Si formarono due tendenze:
a)
una tendenza rappresentata da riformatori zelanti, fra i quali
figuravano soprattutto dei monaci; questa tendenza era incline ad una soluzione
radicale: imporre ai chierici la vita comune con obbedienza e rinuncia alla
proprietà privata: solo in questo modo si sarebbe ovviato all'ignoranza,
all'avarizia e all'incontinenza.
b)
La seconda tendenza era rappresentata dai sinodi romani e dai
riformatori non monaci. Rispetto alla tendenza precedente aveva un carattere
moderato, infatti non si voleva imporre ai chierici la stretta vita comune,
così come veniva praticata dai monaci. Ci si limitava a invitare i chierici ad
ispirarsi il più possibile a questo genere di vita.
Nel Secolo XI prevalse la tendenza moderata: abbiamo infatti
chierici, che vivono una vita apostolica pura, in comunità, che non si regolano
secondo le norme del monachesimo tradizionale, anzi spesso in aperta reazione
al monachesimo tradizionale. Ad esempio nel manoscritto Ottoboniano latino 175
della Biblioteca Vaticana a chiare lettere si riconosce che i monaci conducono
una vita arctior rispetto ai canonici, ma la vita dei canonici è superiore, perché
comporta una responsabilità, che non si limita soltanto alla propria anima, ma
si estende anche al popolo di Dio. E’ inoltre superiore perché non solo
si pratica la vita degli apostoli, ma anche se ne esercitano le funzioni.
Questa ripresa canonicale del secolo XI aveva il carattere non di
una restaurazione, ma di una riforma: veniva cioè messo in questione il sistema
canonicale, che era stato definito all'epoca carolingia, più precisamente dalla
regola di Aquisgrana. Aquisgrana faceva consistere la diversità tra monaci e
canonici nella diversa gradazione della vita ascetica, qui invece la diversità
venne ricondotta al diverso ruolo ecclesiale.
Questo bisogno di rinnovamento, che si produsse a partire dalla
metà del secolo XI, si iscriveva nel grande movimento di reazione contro le
strutture religiose carolingie che erano di diritto germanico, per fare ritorno
agli usi più vicini alle origini cristiane, alla chiesa primitiva, al diritto
ecclesiastico romano.
Questa riforma canonicale, che si espresse in un recupero di vita
comune e in un’esigenza di vita povera, era possibile soprattutto laddove
l'evoluzione economico-sociale portava all'accantonamento dell'aristocrazia
militare e rurale e allo sviluppo di una nobiltà più cittadina, provvista di
una fortuna più mobile, meno legata allo sfruttamento dei fondi terrieri. In
questa fase di riforma la base legislativa era data dalla regola di Aquisgrana,
emendata in base agli Atti degli Apostoli, dando maggior peso al principio
della povertà. Si faceva pure riferimento a scritti patristici, tra i quali la “Regula
ad servos Dei” di Agostino (detta regula tertia); i sermoni di Agostino sulla
vita dei chierici e la vita di Agostino, scritta da Posidio.
Tra il 1070 -1130 nacquero da questo lavoro gli statuti dei
canonici regolari, che presto furono designati come “Ordo antiquus”, statuti
che si segnalavano per una saggia moderazione. Tra questi statuti dell’Ordo
antiquus ricordiamo lo statuto di Ivone di Chartres per la comunità di San-Quintin
de Beauvais.
Verso la fine del secolo XI e agli inizi del secolo XIII presero forza
i principi della tendenza più rigorista, più vicina agli ambienti monastici
nuovi (certosini, cistercensi).
Spesso si trattava di canonici di capitoli delle cattedrali e di collegiate,
che, conquistati dalle idee della riforma, per il desiderio di una arctior vita si
separavano e davano origine a case proprie, con impronta più eremitica. Talora
si trattava di qualche prete secolare, dedito a vita eremitica, che si vedeva
presto attorniato da altri confratelli e finiva col creare una comunità
sacerdotale canonicale.
Talora si dava il caso di canonici regolari, che insieme con
l'elemento della povertà sottolineavano la preoccupazione caritativa e quindi
andavano a collocarsi in luoghi pericolosi e deserti per assistere i pellegrini
ed i viandanti; oppure esercitavano funzione ospedaliera, rivelando attenzione
ai bisogni nuovi di una società non più curtense, ma oramai aperta agli scambi
commerciali. In questi ambiti si ebbe una significativa presenza di conversi
laici sia maschi, sia femmine.
La base legislativa di queste nuove iniziative canonicali era
costituita dall’agostiniano “Ordo monasterii”, detto regula secunda. Qui esse
trovavano confermate le loro idee sul lavoro manuale, sul digiuno,
sull'astinenza…. Allora ritennero che doveva trattarsi della primitiva regola
di Sant'Agostino. Questa regola fu assunta anche dai premonstratensi
e per questa via il testo acquistò notevole importanza.
In contrapposizione ai canonici regolari di vecchio stile, si
cominciò a parlare di “ Ordo novus” e si sviluppò una polemica simile a quella
, che si ebbe tra i cistercensi e i cluniacensi.
Un problema che si pose fu quello della relazione dei canonici
regolari, soprattutto quelli dell’Ordo novus, con la cura animarum.
Ai tempi della regola di Aquisgrana la cosa non faceva problema,
perché la cura animarum era intesa come celebrazione della Messa e ufficio
corale per il popolo. Il recupero dell'apostolato come predicazione, che si
ebbe in questo tempo , pose il problema della idoneità dei canonici regolari
alla vita pastorale.
Si dettero varie risposte.
+
sia tra i vescovi, sia tra i canonici regolari alcuni
sostenevano che il principio ascetico della fuga dal mondo era incompatibile
con l'attività della cura delle anime;
+
altri invece affermavano che nessuno è più idoneo del canonico
regolare alla cura delle anime.
Sul piano pratico, in Italia e in Francia i canonici
regolari si dedicarono prevalentemente alla vita contemplativa, in Germania
invece si cercò di mantenere insieme sia l'aspetto contemplativo sia l'aspetto
attivo.
Ricordiamo alcune fondazioni:
·
in Italia: Santa Maria in Porto a Ravenna; i canonici
Lateranensi;
·
in Francia: Saint-Ruf, presso Avignone; Saint-Quintin de Beauvais;
Saint-Victor de Paris;
· in Germania: Rottenbuch; Springiersbach.
I Premonstratensi
Fondatore
Fondatore dei premonstratensi
fu Norberto di Genepp. Nacque nel 1080 in una famiglia di alta nobiltà. Avviato
alla vita ecclesiastica, divenne suddiacono e canonico di Xanten, senza pensare
di dovere farsi prete. Fu anche cappellano reale di Enrico V. Nel 1115 in
seguito ad un grave incidente (caduta da cavallo a causa di una fulmine), ebbe
una conversione ad una vita cristiana più radicale: si fece ordinare sacerdote
e si schierò decisamente dalla parte della riforma Gregoriana.
Fino al 1118 praticò la
vita di predicatore itinerante in Germania e in Francia con l’autorizzazione
del Papa Gelasio II. Nel 1119 papa Callisto II e il vescovo di Laon preferirono
che invece Norberto si dedicasse a qualcosa di stabile, fondando una
comunità monastica. Il vescovo di Laon gli mise a disposizione un terreno
incolto e isolato e Norberto prescelse la località di Prémontré per insediarvisi
insieme con una ventina di compagni e dedicarsi alla Parola, alla vita ascetica
e alla cura delle celebrazioni liturgiche. Nel 1121 si giunse a pronunciare i
voti, dando vita all’Ordine premonstratense.
Se ne definirono le caratteristiche fondamentali: vita eremitica,
vita canonicale, assunzione del del sistema dell’Ordo novus, prendendo
come riferimento la comunità canonicale di Springiersbach.
Nel 1126 Norberto fu nominato vescovo di Magdeburgo, dove si
trasferì e si trovò a dovere prestare la sua opera nella turbolenta vita
dell’Impero e della Chiesa di quegli anni. Morì a Magdeburgo nel 1134.
Agli inizi i premonstratensi accettarono delle donne converse,
costituendo comunità a carattere doppio e riservando a queste converse una vita
strettamente contemplativa e rigorosamente ascetica. Nel 1198 papa Innocenzo
III decretò la soppressione di questa presenza femminile accanto a quella
maschile. Il ramo femminile divenne quindi un ordine a sé stante.
Molto presto vennero fondate numerose filiali, che si
caratterizzarono per un forte impegno pastorale soprattutto nel mondo tedesco.
Tuttavia l'ordine dei premonstratensi non assunse mai il carattere
di un ordine specificamente di predicatori.
Sono interessanti alcuni parallelismi con il mondo certosino: come
i certosini anche i premonstratensi ebbero una rapida diffusione; come san
Bernardo, Norberto per la sua possente personalità favorì l’ampia diffusione
del suo ordine. Come l’ordine dei cistercensi, anche l’ordine premonstratense esercitò
un influsso straordinario anche grazie ai legami molto stretti di Norberto con
la nobiltà, con i principi, con gli imperatori, con i papi. Papa Onorio II nel
1126 approvò l'ordine.
Costituzione
L’organizzazione dell’ordine
fu curata soprattutto da Ugo de Fosses, che subentrò a Norberto, quando questi
fu nominato vescovo di Magdeburgo.
Gli statuti dell'ordine dei premonstratensi
risente parecchio dell'influsso della Charta caritatis dei cistercensi.
Ai vertici dell'ordine c’è il
capitolo generale, che nomina l’abate generale, che diventa abate di Prémontré.
L’abate generale è assistito nel governo dell'ordine da tre abati, che hanno il
diritto di visitare sia l’abate generale sia i vicari generali delle province.
Non c'è il sistema delle filiazioni.
L'ordine è diviso in province, che dipendono dal capitolo provinciale e da un circator,
che poi ricevette il nome di vicario generale.
Inizialmente i premostratensi dipendevano
dal vescovo, ma nel 1439 ottennero anch'essi l'esenzione.
Valutazione
I canonici regolari dettero un
grande contributo al perseguimento delle finalità della riforma Gregoriana. I
vescovi riformatori necessitavano di molti aiuti, che il mondo benedettino e le
comunità monastiche di vecchio stile non potevano loro prestare sia per
via della loro aspirazione esenzione, sia per via della loro tendenza lalla
vita claustrale.
Furono quindi molto opportuni i
canonici regolari: la loro importanza fu subito riconosciuta da un papa
cluniacense come Urbano II. il papato se ne servì soprattutto quando fu cancelliere
Aimerico, che proveniva dai canonici regolari. Perciò ai canonici regolari
furono riconosciuti dei privilegi; diversi canonici regolari entrarono nel
collegio cardinalizio; da papa Onorio II a papa Adriano IV tutti i papi, ad
eccezione di Celestino II ed Eugenio III, erano stati canonici regolari. Si
ebbe così il superamento della vecchia tradizione benedettina, dalla quale
erano provenuti i cinque papi della riforma, da Gregorio VII a Gelasio II ,
antipapa Anacleto II compreso.